Berlino segreta e Fumo di Londra
La prima punk, l'ultimo Apparat, scappare dalla Engstalgie.
Britta Bergman nel settembre del 1977 ha quindici anni. Abita nel quartiere berlinese di Köpenick. Un giorno sta sfogliando le riviste che suo padre ha comprato dall’altra parte del Muro. Britta strappa la pagina dove c’è una foto di quattro ragazzi londinesi che le danno un bello scossone. Scopre che si chiamano Sex Pistols e fanno punk. Da quel momento lei si trasforma in Major, un pericolo per le autorità.
La Stasi comincerà a seguirla, s’infiltrerà negli studi di registrazione dove i gruppi punk fissano clandestinamente su nastro la loro musica. Li schederà tutti, quei giovani con le borchie e le creste. Ma loro resisteranno: il Muro è caduto anche grazie al coraggio di questi ostpunk.1
Un mese dopo la scoperta di Britta, David Bowie pubblica “Heroes”, registrato proprio in quella stessa città dove due decenni più tardi sarebbe arrivato un giovane di nome Sascha Ring. La carriera di Apparat è profondamente legata a Berlino, si sente anche nel suo ultimo album A Hum of Maybe, che si merita la copertina e di cui ho scritto sul Sole 24 Ore.
La musica che non vediamo
I punk di Berlino Est lottavano per scoprire e far ascoltare nuova musica, ma anche oggi un muro tanto invisibile quanto enorme è proprio qui, davanti ai nostri occhi. Nel 2025 sulle piattaforme di streaming ci sono state 5,1 trilioni di riproduzioni, quasi il 10% in più dell’anno prima. Ma l’88% dei brani ha ottenuto meno di 1.000 ascolti. Quindi quasi 9 canzoni su 10 non sono fonte di guadagno per l’artista e rimangono sconosciute agli utenti.
Il termine latino utens (-entis), che significa “usare”, descrive bene come tutta questa musica finisca per essere usata solo come sottofondo mentre studiamo, lavoriamo o facciamo attività fisica. Ma non è tutto qui. Sai quante canzoni sono state distribuite ogni giorno nel 2025 alle piattaforme di streaming? Circa 106.000. Un aumento rispetto all’anno precedente del 7% e la maggior parte di questa crescita è stata generata da uscite indipendenti e autoproduzioni, non dalle grandi case discografiche.2 Quindi, “ascoltiamo” sempre le stesse cose, difficilmente scopriamo musica nuova e quella che ci perdiamo è soprattutto indipendente.
Sarebbe il momento di parlarne seriamente, non ci stiamo stancando di tutta questa bulimica opportunità? Di questa facilità? Cambiare vita grazie a tre consigli, capire perché i Beatles sono enormi in 60 secondi. Potremmo tornare a guardare avanti, perché avere tutto a portata di mano senza sfruttare la possibilità di scoprire cose nuove ci sta dando l’illusione di conoscere. Invece siamo qui.
Engstalgie
Tutta questa abbondanza non ci ha resi più curiosi, semmai più nostalgici. Una cosa che accomunava i primi punk della parte orientale del Muro era l’idea che ci fosse “troppo futuro”. In questi ultimi anni viviamo forse il punto più lontano da quella sensazione. Non si tratta più di semplice retromania, ma di come il fenomeno sia ormai diventato un’enorme confort zone.
Chris Nashawaty ci ricorda come nell’estate del 1982 in otto settimane uscirono altrettanti film di fantascienza e fantasy che fecero storia. Nell’ultimo anno al cinema ci sono almeno tre pellicole ispirate dalla letteratura inglese: Frankenstein, Hamnet e Wuthering Heights. Partendo dall’idea di Ostalgie - la nostalgia per la vita, la cultura e gli oggetti quotidiani della DDR dopo la riunificazione - possiamo parlare di Engstalgie. Stiamo vivendo una nostalgia per un’Inghilterra che non può più tornare.
La colonna sonora di Wuthering Heights è stata pubblicata il 13 febbraio. L’ha scritta Charlie Xcx e rientra nel discorso sull’asimmetria a cui facevo riferimento nella scorsa newsletter: la tendenza della musica contemporanea a costruirsi su squilibri strutturali, temporali o emotivi invece di risolvere la tensione in modo prevedibile. Helen Brown sull’Independent sottolinea come l’artista sia “molto più in sintonia con la terribile complessità della visione originale di Emily Brontë rispetto alla regista Emerald Fennell”. Lo fa con un disco avulso dal film se non per il tema della passione distruttiva, dove il gotico diventa violento grazie a John Cale e l’ispirazione sembra non essersi esaurita con Brat.
Il cinema guarda a un passato lontano, la musica a quello più recente. Con gli addii a Catherine O’Hara e James Van der Beek sembrerebbe che gli anni ‘90, o l’idea che ci portiamo di quel decennio, si stiano sgretolando. Questo non si può ancora dire in ambito musicale, dove le sonorità “novantine” mi sembrano lì, ben visibili nell’hardcore degli Angel Du$t (Cold 2 the Touch, uscito il 13 febbraio). La Engstalgie si rafforza con Robbie Williams, che le celebra in un album mediocre uscito a gennaio intitolato… Britpop. Come se l’unico modo per parlare al presente fosse farlo con la voce del passato, d’altronde l’autore dell’anno scelto in occasione dei Brit Award del 2026 è Noel Gallagher, la cui ultima pubblicazione - il pessimo Council Skies - risale al 2023.3
Cinque canzoni che ti consiglio
Se tutto questo sembra troppo cupo, ecco cinque canzoni uscite di recente che provano il contrario: che c’è sempre spazio per cose interessanti e stimolanti.
Liars Tale è il primo singolo tratto da Fenian, il nuovo album dei Kneecap in uscita il 24 aprile 2026. Un riff punk potente frana nel mezzo di un rave, mentre i tre lanciano un attacco diretto alla politica britannica.
Gli Spirited Followers di Cardiff pubblicano Returning, brano ispirato agli inni degli Appalachi in cui compaiono strumenti folk come dulcimer e bouzouki accanto a sintetizzatori. In tema di letteratura inglese, la canzone sarebbe perfetta per musicare Elegy Written in a Country Churchyard di Thomas Gray.
Cambiamo nettamente atmosfera con il duo newyorkese Lowertown e la loro I Like You A Lot, una canzone d’amore caratterizzata da una batteria vivace e chitarre lo-fi che esplora l’euforia e l’incertezza di una nuova cotta. Grande riff, non credi?
I Bleachers tornano con You and Forever, brano che inizia come un vecchio soul e poi prende energia, ma rimane incastonato in un’atmosfera agrodolce per più della metà. Poi un’esplosione dai toni epici alla Bruce Springsteen si impossessa della scena, prima di un finale che si ritira nell’intimità.
Kevin Morby ha annunciato il suo nuovo album Little Wide Open, preceduto da Javelin, uno di quei brani perfetti per accompagnare un viaggio al tramonto. Molto belli i ricami della chitarra in secondo piano e le stratificazioni che si aggiungono.
La sovrabbondanza ci rende ancora più nostalgici, mentre dovremmo avere un po’ del coraggio di Britta: lei non cercava il passato, cercava qualcosa che non esisteva ancora da quella parte del Muro. Forse è questa la differenza tra nostalgia e curiosità.
Ci ritroviamo tra una settimana. Se ti va, parla di questa newsletter: è il modo più semplice per farla crescere.
Ti consiglio questo articolo del compianto Tim Mohr e il suo libro Burning Down the Haus: Punk Rock, Revolution and the Fall of the Berlin Wall. Nel 2018 l’autore aveva curato per il blog Largehearted Boy - che ho scoperto con molto piacere essere ancora attivo - una playlist delle band citate nel volume, la trovi qui.

